Lucca Comics and Games

Hirohiko Araki, il mangaka creatore di Jojo che ama Puccini e il fumetto francese

Hirohiko Araki è un maestro nell’arte del manga, ma, a vederlo, è un giovane giapponese, che si diverte a guardarsi attorno, con la curiosità di chi scopre un mondo. Del resto, il sensei giapponese arriva in Italia per la prima volta proprio per l’edizione 2019 di Lucca Comics & Games.

E l’incontro con la stampa rappresenta uno dei momenti di confronto con l’Italia e i fan italiani che ha avuto durante la sua partecipazione alla manifestazione lucchese.

«Ho letto Spiderman – dice Araki, parlando dei fumetti occidentali – ma non amo i fumetti americani: sono troppo lamentosi e poco realistici per i miei gusti. Al contrario, mi piacciono molto i fumetti francesi e ne ho una buona conoscenza».

Lo stesso vale per i film: pur amando il genere horror, non ama i film americani, sempre per quella mancanza di realismo che imputa anche al fumetto, tanto da affermare di non amare affatto una serie cult quale ‘The Walking Dead’, che a suo avviso è troppo ‘fantasiosa’.

Impossibile non parlare della saga che lo ha fatto conoscere un po’ a tutte le latitudini, ‘JoJo’, che ha avuto un capitolo anche tutto italiano. «Nel corso del tempo – racconta il maestro Araki – i personaggi sono cambiati, si sono evoluti, crescendo con la storia stessa, ma è sempre rimasto forte e visibile il filo conduttore di questa saga, che è quello dei sentimenti, del cuore e dei valori. Devo dire – prosegue – che, all’inizio almeno, i personaggi avevano una connotazione più incentrata sul potere, anche fisico, ma, man mano che la saga procedeva, ha preso sempre più forza la parte spirituale dei personaggi, fino a diventare l’aspetto primario delle storie».

Un elemento che ha un ruolo centrale in Jojo, ma anche in tutte le altre storie di Araki è quello della manipolazione del tempo: «A mio avviso – spiega – è il potere più forte che si possa avere. Mi affascina poter manipolare il tempo, poter saltare dai genitori ai figli ed è questo che, alla fine, ne fa il potere più forte di tutti».

Da piccolo, racconta di aver letto numerosi libri sugli assassini, figure che lo hanno sempre affascinato, ma non sente di avere molto in comune con Murakami – così come gli viene chiesto – anzi, ammette di conoscerlo poco o niente, in compenso ha una passione per Giacomo Puccini: «Amo da sempre la musica e, in particolare, amo Giacomo Puccini, per cui conoscevo già Lucca, attraverso il Maestro». Una sorpresa che gli fa confessare di apprezzare ancor più il soggiorno lucchese.

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