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		<title>&#8216;The OA&#8217;: incomprensibile, inverosimile e surreale. Ecco perché guardarla [non contiene spoiler]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica di Spilimbergo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 07:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serie tv]]></category>
		<category><![CDATA[Brit Marling]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
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		<category><![CDATA[Zal Batmanglij]]></category>
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					<description><![CDATA['The OA' è sicuramente la serie più surreale del 2016: ecco perché guardarla o evitarla, ma senza spoiler sulla trama]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di una serie televisiva senza fare spoiler è una bella sfida, ma perché non provarci? La serie in questione è ‘<strong>The OA’</strong>, titolo di punta del canale <strong>Netflix</strong> e serie che sta facendo parlare di sé un po’ ovunque, ma che è oggettivamente difficile da raccontare, cosa, questa, che rende possibile parlarne senza spoilerare.</p>
<p>Resa disponibile da questo mese su Netflix, <strong>‘The OA’</strong> dovrebbe essere – a suo modo – un altro successo <em>à la ‘Stranger Things’</em>, ma non arriva di sicuro a quei livelli. Né come storia, né come realizzazione.</p>
<div id="attachment_3305" style="width: 456px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3305" class="alignnone size-full wp-image-3305" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2016/12/zal-batmanglij-brt-marling-1.jpg" alt="&quot;At Any Price&quot; Red Carpet Arrivals - 2013 SXSW Music, Film + Interactive Festival" width="446" height="299" /><p id="caption-attachment-3305" class="wp-caption-text">Britt Marling e Zal Batmanglij</p></div>
<p>La serie nasce da un’idea dei due ideatori <strong>Brit Marling</strong> – che nella serie interpreta anche la protagonista – e <strong>Zal Batmanglij</strong>, i quali sono riusciti nell’improba missione di mantenere quanto più possibile il segreto su questa serie.</p>
<p>Ma il mistero aleggia su ogni puntata, sebbene siamo lontani dai nuovi confini horror disegnati da ‘Stranger Things’. Se da una parte l’idea è sicuramente buona, dall’altra la realizzazione surreale di molte parti di questa storia, fa sì che, mentre si guardano i vari ‘capitoli’ la domanda ‘perché’ sia al nostro fianco. Anche ‘perché sto guardando questa serie’.</p>
<p>Una particolarità che colpisce e che la dice lunga sull’originalità di questa serie: gli episodi non hanno tutti la stessa lunghezza: alcuni durano di più altri di meno, perché – come hanno spiegato Marling e Batmanglij –, è stato pensato come un libro, dove i capitoli non possono avere lo stesso numero di pagine, ma quante ne servono per dargli un senso compiuto.</p>
<p>Forse proprio la voglia di trovare la risposta ai ‘perché’ che durante la serie uno si pone (ripeto: su tutti quello sul perché si continui a guardare), è la motivazione più forte per passare al capitolo successivo.</p>
<p><img decoding="async" class="  wp-image-3307 alignleft" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2016/12/brit-marling-the-east.jpg" alt="brit-marling-the-east" width="370" height="223" />Oggettivamente si tratta di una storia ben studiata, ben sceneggiata e recitata da attori bravi. Diciamo che – da un punto di vista ‘tecnico’ – è ineccepibile. E questo è già tanto.</p>
<p>Ad essere meno comprensibile, invece, è la storia stessa, che a tratti diventa realmente difficile da seguire e senza un vero senso. Bisogna arrivare al finale per avere la risposta alla domanda delle domande: perché sto guardando questa serie?</p>
<p>In realtà, anche il finale  &#8211; molto aperto &#8211; non fornisce risposte univoche, ma ognuno si dà la risposta che ritiene più verosimile alle proprie domande.</p>
<p>Verosimile. Non certa.</p>
<p>I due autori hanno parlato della possibilità di una seconda stagione: visto il successo che ha riscosso la prima, è possibile che il network prema per questa possibilità, ma in realtà la chiusura della prima, sebbene ‘aperta’ come dicevamo, è sufficiente per dare un finale dignitoso alla  vicenda raccontata. Anzi. Forse sarebbe meglio lasciare in sospeso le questioni ancora aperte.</p>
<p>La serie è sicuramente consigliata a chi si voglia avventurare in un universo strano e non voglia cercare una storia lineare. Chi invece avesse trovato ‘Lost’ già molto al di là della propria capacità di comprensione, farà meglio a lasciar perdere ‘The OA’, perché le storie del gruppo di sopravvissuti al volo 815 dell’Oceanic Airlines, a confronto di questa, sono lineari e hanno un filo logico quasi banale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>@fedisp</em></p>
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