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		<title>Play Therapy: il gioco che cura, all’Ospedale pediatrico Meyer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna 'Cenere' Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 06:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gioco]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Micheli]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperativa Sociale Arca]]></category>
		<category><![CDATA[educatore ludico]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
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		<category><![CDATA[Ospedale pediatrico Meyer]]></category>
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					<description><![CDATA[1 marzo - Giornata Nazionale della Cura

Anche dentro un ospedale, in un momento difficile come quello della malattia, è possibile giocare ed è importante poterlo fare

Ecco come funziona la Play Therapy Ospedale pediatrico Meyer]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Anche dentro un ospedale, in un momento difficile come quello della malattia, è possibile giocare ed è importante poterlo fare.</strong></p>



<p></p>



<p><em>Il gioco può portarci dentro e fuori, anche se siamo tra le mura e le finestre di una stanza d’ospedale. Per questo, l’1 marzo &#8211; Giornata Nazionale della Cura, abbiamo voluto fare una chiacchierata con <strong>Claudio Micheli</strong>, educatore della <a href="https://www.arcacoop.org/firenze/">Cooperativa Sociale Arca</a> che opera nell&#8217;Ospedale pediatrico Meyer di Firenze, già ospite di FirenzeGioca.</em></p>



<p></p>



<p><em>Claudio, grazie per aver accettato questa intervista. Qual è il ruolo degli educatori all&#8217;interno dell&#8217;Ospedale Pediatrico Meyer?</em></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Claudio-Micheli-dove-1024x682.jpeg" alt="" class="wp-image-15544" style="aspect-ratio:1.5014971013569471;width:365px;height:auto" srcset="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Claudio-Micheli-dove-1024x682.jpeg 1024w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Claudio-Micheli-dove-300x200.jpeg 300w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Claudio-Micheli-dove-768x512.jpeg 768w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Claudio-Micheli-dove-700x466.jpeg 700w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Claudio-Micheli-dove.jpeg 1201w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudio Micheli</figcaption></figure>
</div>


<p>&#8220;La nostra presenza è inserita nel progetto <strong>Play Therapy</strong>, finanziato dalla Fondazione Meyer. Il nostro obiettivo educativo è sostenere i pazienti durante il percorso di cura attraverso attività di gioco, artistiche, letterarie e creative. La nostra missione è stimolare e preservare quella che definiamo la &#8220;parte sana&#8221; del bambino. <strong>In un contesto ospedaliero c&#8217;è sempre il rischio di centrare tutto sulla malattia, perdendo di vista la totalità del bambino e i suoi bisogni di normalità e socializzazione.&#8221;</strong></p>



<p></p>



<p><em>Al Meyer avete una ludoteca: è lì che “operate”?</em></p>



<p>&#8220;Il gioco è una delle attività che proponiamo. Ci sono stimolazioni artistiche come pittura, disegno, manipolazione, cartapesta, e attività letterarie con letture ad alta voce spesso collegate a laboratori tematici. La ludoteca è poi diventata <a href="https://www.meyer.it/ospedale/accoglienza-bambini-e-famiglie/58-ludoteca">&#8220;Ludobiblio&#8221;</a> con l&#8217;aggiunta della biblioteca, un luogo dove <strong>genitori, familiari, personale sanitario ed educativo condividono l&#8217;esperienza del giocare insieme ai bambini ricoverati</strong>&#8220;.</p>



<p></p>



<p><em>Come si è evoluta la tua percezione del gioco nel tempo?</em></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img decoding="async" width="800" height="534" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Ludobiblio-ospedale-Meyer.jpeg" alt="Ludobiblio-ospedale-Meyer" class="wp-image-15546" style="aspect-ratio:1.4981533078468217;width:376px;height:auto" srcset="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Ludobiblio-ospedale-Meyer.jpeg 800w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Ludobiblio-ospedale-Meyer-300x200.jpeg 300w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Ludobiblio-ospedale-Meyer-768x513.jpeg 768w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Ludobiblio-ospedale-Meyer-700x467.jpeg 700w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>
</div>


<p>&#8220;<strong>Inizialmente credevo che giocare fosse semplicemente un modo per distrarre</strong> i bambini dalle cose brutte che stavano vivendo, per &#8220;donare un sorriso&#8221;. Ma con oltre 15 anni di esperienza ho sviluppato una percezione molto più complessa. <strong>In contesti che si giocano sul filo tra vita e morte</strong>, quando un bambino sceglie di giocare con un educatore, gli dona un ruolo molto importante. <strong>Il gioco è un potentissimo strumento di relazione</strong> che permette agli educatori di superare le difese dei bambini che soffrono, ai pazienti di conoscersi e condividere esperienze, e al personale sanitario di vivere con più serenità la relazione con i pazienti&#8221;.</p>



<p><br><em>Che differenza c&#8217;è tra il gioco come distrazione e il gioco educativo?</em></p>



<p>&#8220;Il gioco può essere usato per distrarre o come preparazione alle procedure mediche invasive, e questo è documentato in vari studi. Ma il gioco deve essere anche progettato, pensato, studiato per avere i connotati del Game-Based Learning, diventando strumento di apprendimento educativo, sociale e relazionale. <strong>Se progettato da una figura competente, oltre a mantenere il divertimento, il gioco può essere fondamentale per mantenere alta la capacità adattiva, la resilienza, la relazione sociale e la libertà di scelta</strong>&#8220;.</p>



<p><br><em>Come ti sei avvicinato al mondo del gioco?</em></p>



<p>&#8220;Come capita spesso, il gioco faceva parte della mia vita da bambino e adolescente, poi è stato abbandonato considerandolo poco serio per l&#8217;età adulta. Quando ho iniziato al Meyer, le mie conoscenze erano ferme ai giochi classici della mia generazione: Monopoli, Risiko, Forza 4. Sono state le mie colleghe ad introdurmi verso nuove tipologie, dai giochi di rapidità a quelli strategici, dai giochi di memoria ai party game. Il gioco è diventato il mio strumento privilegiato di lavoro e una passione da coltivare&#8221;.</p>



<p><br><em>Qual è il valore educativo del gioco in ospedale?</em></p>



<p>&#8220;Il gioco, insieme ad altre attività artistiche o di lettura, sviluppa soft skills legate alla capacità di instaurare relazioni positive, <strong>avere una percezione più chiara di sé, gestire stress ed emotività, sviluppare pensiero critico e creativo</strong>. In un contesto ospedaliero dove le priorità possono essere distorte dalla malattia, questo è fondamentale. Il nostro lavoro è prendersi cura della parte sana del bambino, permettendo la prosecuzione del suo sviluppo emotivo, relazionale e cognitivo&#8221;.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="800" height="533" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Unattivita-ludica.jpeg" alt="Unattivita-ludica meyer" class="wp-image-15549" srcset="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Unattivita-ludica.jpeg 800w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Unattivita-ludica-300x200.jpeg 300w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Unattivita-ludica-768x512.jpeg 768w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/02/Unattivita-ludica-700x466.jpeg 700w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>
</div>


<p><br><em>Come funziona il &#8220;cerchio magico ludico&#8221; in ospedale?</em></p>



<p>&#8220;Seguendo Huizinga, cerchiamo di ricreare nella ludoteca questo &#8220;cerchio magico&#8221; con caratteristiche di accoglienza e condivisione. Generiamo la possibilità di instaurare relazioni tra bambini che possono durare anche dopo il gioco. Come diceva Winnicott, &#8220;lo scambio con l&#8217;ambiente attiva la crescita stessa&#8221; e &#8220;il gioco facilita la crescita&#8221;. Permettiamo ai bambini di &#8220;far finta&#8221; e agire &#8220;come se&#8221;, portandoli fuori dal contesto reale che stanno vivendo&#8221;.</p>



<p></p>



<p><em>Che tipo di utenza frequenta la ludoteca?</em></p>



<p>&#8220;La promiscuità del contesto ospedaliero ci permette di accogliere bambini dai 0 agli oltre 18 anni, con diversi tipi di disagio: cognitivo per patologie neurologiche, fisico per malattie che interessano l&#8217;aspetto corporeo, emotivo per ansie legate a procedure invasive. Possiamo osservare il gioco nelle sue fasi diverse: dai piccolissimi che nell&#8217;angolo morbido esplorano la realtà, ai bambini che coltivano il potenziale immaginifico impersonando ruoli diversi, agli adolescenti che usano il gioco per mettersi alla prova in un contesto protetto&#8221;.</p>



<p></p>



<p><em>Qual è l&#8217;aspetto più importante del tuo lavoro?</em></p>



<p>&#8220;L&#8217;aspetto educativo dell&#8217;utilizzo del gioco sta nei suoi aspetti motivante, coinvolgente e appassionante che hanno lo scopo di impedire l&#8217;atteggiamento di chiusura verso gli altri che potrebbe scaturire da una situazione traumatica. <strong>Offriamo giochi stimolanti per l&#8217;attività cognitiva che incentivano relazione e condivisione, permettendo al bambino di non abbattersi, non perdere la speranza e continuare a implementare le sue abilità.</strong> L&#8217;educatore può essere quella figura che ricuce le distanze tra bambini, mondo genitoriale e sanitario, con il fine della cura generale della persona&#8221;.</p>



<p></p>



<p><em>Che messaggio vuoi lasciare ai lettori?</em></p>



<p>&#8220;Non credo che il gioco abbia poteri particolari o possa risolvere tutti i problemi, ma credo che possa regalare fondamentali momenti di serenità, normalità e crescita ai pazienti. Offrire la possibilità di giocare e fare esperienze in ospedale, sperimentare competizione, cooperazione, sconfitta e vittoria in un setting protetto, è molto importante. <strong>Anche dentro un ospedale, in un momento difficile come quello della malattia, è possibile giocare ed è importante poterlo fare&#8221;.</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="422" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/Cooperativa-Sociale-Arca.jpeg" alt="" class="wp-image-15553" srcset="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/Cooperativa-Sociale-Arca.jpeg 800w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/Cooperativa-Sociale-Arca-300x158.jpeg 300w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/Cooperativa-Sociale-Arca-768x405.jpeg 768w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/Cooperativa-Sociale-Arca-700x369.jpeg 700w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cooperativa sociale Arca</figcaption></figure>
</div>


<p></p>
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