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		<title>E se l’errore NON fosse uno sbaglio? Francesca Corrado, fondatrice della prima Scuola di Fallimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna 'Cenere' Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2018 09:26:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cosa significa errore? E cosa si intende con la parola fallimento? Ed è possibile celebrare il fallimento in un mondo che ci vuole persone/aziende di successo?  Ce lo spiega Francesca Corrado, fondatrice della prima “Scuola di Fallimento”, economista ricercatrice e formatrice, presidente di PlayRes, direttrice...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-4985 alignright" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2018/04/francesca-corrado-play-2018-ph-anna-benedetto-gattaiola-it.jpg?w=300" alt="" width="300" height="280" /><em><strong>Cosa significa errore? E cosa si intende con la parola fallimento? Ed è possibile celebrare il fallimento in un mondo che ci vuole persone/aziende di successo? </strong></em></p>
<p>Ce lo spiega <strong>Francesca Corrado</strong>, fondatrice della prima “<strong>Scuola di Fallimento</strong>”, economista ricercatrice e formatrice, presidente di PlayRes, direttrice di GioNa (associazione nazionale delle Città in Gioco).</p>
<p>“Ogni sistema complesso è caratterizzato da incertezza, disordine, imprevedibilità e <strong>l’errore ne è parte integrante, naturale e necessaria perché fonte di informazione, di conoscenza e di apprendimento</strong> – <strong>ci ha spiegato allo scorso <a href="https://gattaiola.it/2018/04/09/40mila-visitatori-per-play-2018-il-mercato-dei-giochi-cresce-di-oltre-il-10/" target="_blank" rel="noopener">Play Festival del gioco di Modena</a>, allo stand Play Research (PlayRes)</strong> -. La scienza conferma però che senza un approccio metodico <strong>sapere che sbagliando si impara non porta da nessuna parte</strong>, per cui ci ritroveremo a fare gli stessi errori e a vivere le stesse frustranti situazioni”.</p>
<p><em>Come si fa ad analizzare e condividere gli errori? E come i fallimenti possono essere fonte di apprendimento, creatività e innovazione? </em><strong><em>E soprattutto, come ti è venuta questa idea della Scuola di Fallimento?</em></strong></p>
<p>“Di base sono economista ricercatrice – racconta -, con un dottorato ricerca fra Italia, Francia e Stati Uniti. Con l’esperienza maturata in un scuola di business in USA, dove gli studenti erano imprenditori, ho maturato l’idea che diventare consulente potesse essere meglio della carriera accademica e ho dato vita ad una startup.”</p>
<p>“All’inizio del 2012, <strong>Andrea Ligabu</strong>e (direttore culturale di Play, ndA) chiese all’ateneo di Modena se qualcuno volesse partecipare a Play, e quell’anno dissi sì in quanto appassionata di videogiochi. Quello che doveva essere un intervento di 15 minuti è diventato un vero e proprio evento: la <strong>Tavola Esagonale</strong> su gioco e benessere, che è proseguita negli anni raggiungendo, questo, la sesta edizione. Abbiamo così iniziato una collaborazione continua sul tema del gioco fino a che <strong>nel 2015 ho avuto una rivoluzione nella mia vita: la mia società liquidata, niente più fidanzato né casa. Ho iniziato a dare le colpe a tutti</strong> senza guardare me, chiedendomi perché mi fosse successo tutto a me, tutto insieme”.</p>
<p><em>Così si è avviato il cambiamento.</em> “Non avendo più una casa – prosegue &#8211; sono tornata nella mia città di origine in Calabria e questo mi ha riavvicinato alla mia famiglia e a mio padre in particolare, malato di Alzheimer. Ed <strong>è stato l’inizio della rinascita</strong>”.</p>
<p>“Non avevo più un lavoro e mi sono data come obiettivo aiutare mio padre e mia madre. Più andavo avanti e più mi rendevo conto che chi si prende cura del malato continua a fare gli stessi errori pur comprendendo che li sta facendo. Ho così iniziato a leggere molta neuroscienza, avvicinandomi al tema del funzionamento della mente. E ho iniziato a rimettere in discussione me stessa, capendo che dovevo accettare le cose che non potevo cambiare, anche i fallimenti, leggendoli in una prospettiva diversa e cercando di capire i miei errori, che erano sempre gli stessi: <strong>prendevo scelte che sapevo sbagliate e le ripetevo</strong>”.</p>
<p>“La persistenza irrazionale degli individui l’ha studiata lo psicologo Daniel Kahneman ed è legata a ragioni emotive, all’idea che hai di te stesso e alla necessità della stima degli altri. A contatto con l’Alzheimer avevo trovato che l’unico modo per dialogare con mio padre, che non mi riconosceva più, era cercare un altro approccio, un altro canale, e l’avevo trovato con l’uso delle carte. Così, in contattato con l’associazione di Laura Guidi che si occupa di giochi per malati di Alzheimer non solo come possibilità di allenamento memoria ma anche indicazione di un errore del cervello. E ci ho lavorato su”.</p>
<p>“Rientrata a Modena, ho deciso di<strong> festeggiare i miei fallimenti con una vera e propria festa con i miei amici</strong>. Da lì o dato vita a Play Res, mettendo in circolo quello che avevo ricevuto, soprattutto da mio padre, in aiuto agli altri, utilizzando quel che mi era stato utile a me”.</p>
<p>“Il festeggiamento è stato un gesto chiave perché celebrando si attiva un meccanismo del cervello che sblocca qualcosa. Il festeggiamento è un momento chiave perché serve a prendere consapevolezza e a riacquisire fiducia in sé stessi e a condivide in modo non tragico i propri errori. <strong>Il problema dell’errore è tenersi tutto dentro, e la non condivisione genera contrazione. Ma  è solo condividendo gli errori che si progredisce, e questo ha anche un senso evolutivo.</strong> Dal 2015 al 2017 ho lavorato per strutturare in maniera più formale questa idea e da lì nata scuola di fallimento che si basa su:</p>
<ul>
<li>necessità della percezione soggettiva degli errori, che nascono dal tentativo i essere sempre perfetti; <strong>nessuno di noi è perfetto ma siamo tutti perfettibili</strong>, quindi migliorabili rispetto al giorno prima: sapere dove sei rispetto al concetto di perfezione è essenziale</li>
<li>analisi: <strong>sapere che sbagliando si impara non è utile</strong>, se non nel breve periodo, e ce lo dice la scienza, perché nel cervello non scatta niente finché non analizzi gli errori. Che significa? Consapevolezza di sé, motivazioni dell’errore, <strong>capire quali bias cognitivi, che abbiamo in quanto esseri umani, ci portano a errori sistematici</strong>. Non possiamo cambiare ma accettare e capire come funziona. Studiando i nostri bias mi sono resa conto dei miei limiti. Quando ero piccola avevo il bias della riottanza: dire sempre no. Nei bambini, è un’affermazione di libertà. Se mia madre l’avesse saputo, si sarebbe comportata diversamente. Poi ci sono i bias della pianificazione, dell’ottimismo…<strong> tanti errori sistematici che ci portano al fallimenti</strong>. Il fallimento è il punto finale di una serie di errori. Diventa importante capire dove siamo prima di arrivare lì. Per questo nella scuola c’è una parte di consapevolezza e sdrammatizzazione che si mette proprio in scena con drammatizzazione, e poi c’è la fiducia: anche se raggiungi il successo, esso ha insito errori e fallimenti. <strong>La linea della vita non è retta ma sinusoidale</strong>”.</li>
</ul>
<p>“La vita individuale è un sistema complesso e <strong>l’errore è connaturato, mentre noi lo viviamo come un fatto straordinario</strong>. Un brutto voto, un divorzio, un licenziamento, li viviamo come deviazioni ed elementi tragici, catastrofici, mentre l’errore è connaturato perché necessario, ed è il modo più propriamente umano per apprendere. È chiaro e socialmente accettato quando siamo bambini, mentre dopo diventa uno stigma sociale”.</p>
<p>“Prendi la sindrome dell’anatra: è il temine coniato in USA per la tendenza che hanno i giovani nel darsi obiettivi superiori della loro capacità senza una pianificazione consapevole dei rischi. Negli studenti c’è così un alto tasso di consumo di sostanze psicotrope, anche farmaci, per reggere l’ansia da prestazione. Il riferimento all’anatra è perché questo animale in superficie ci appare tranquillo, ma sotto il pelo dell’acqua muove continuamente e convulsamente le zampe per rimanere a galla.”</p>
<p><strong><em>Ecco: non fate le anatre!</em></strong></p>
<p><em>Come è organizzata e come funziona la scuola di fallimento?</em><br />
<em><strong><a href="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2018/04/scuola-di-fallimento-brochure.pdf">Lo potete leggere qui: Scuola di fallimento brochure</a> </strong><br />
e qui potete <a href="https://www.facebook.com/scuoladifallimento/" target="_blank" rel="noopener"><strong>conoscere le loro attività</strong></a>.</em></p>
<p><em><strong>@annabenelu</strong></em></p>
<p><em><strong>Per quest0 articolo e per la bellezza del dialogo accrescente e dell&#8217;intesa ludica, ringrazio di cuore all&#8217;amico e gamer di vecchia scuola e vecchia data, Alle Alberghini &gt;^_^&lt;</strong></em></p>
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		<title>Nasce (a Udine) l&#8217;Archivio Italiano dei Giochi, grazie a Dario De Toffoli. Per continuare a promuovere la cultura del gioco, intelligente.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna 'Cenere' Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2017 09:06:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-4253 alignleft" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2017/10/aig.jpg?w=300" alt="" width="300" height="214" />&#8220;L’idea di un <strong>Archivio Italiano dei Giochi</strong> mi è venuta tanti anni fa, sul finire degli anni ’80 del secolo scorso. Finalmente oggi esistono le tecnologie per realizzarla e, grazie alla città di <strong>Udine</strong> che ci ha creduto, lo stiamo facendo. Davvero. <strong>È una specie di miracolo!&#8221;</strong></p>
<p>Così <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Dario_De_Toffoli" target="_blank" rel="noopener"><strong>Dario De Toffoli</strong></a>, fondatore di studiogiochi ed esperto di giochi, <strong>coordinatore</strong> del progetto che dopo lunga gestazione è nato l&#8217;1 ottobre 2017 .</p>
<p>&#8220;La realizzazione di un Archivio Italiano dei Giochi era quanto mai importante e urgente &#8211; prosegue -. In Francia, Austria, Svizzera e Germania esistono già da tempo strutture analoghe per<strong> promuovere la cultura del gioco</strong> inteso come strumento di inclusione sociale, ma anche per <strong>conservare una tradizione culturale</strong> che altrimenti andrebbe dispersa.<br />
Il gioco è metafora per descrivere l’interazione, quindi ha valenze pedagogiche, sociali e scientifiche. Promuovere il gioco e il giocattolo ha inoltre risvolti industriali ed economici, come evidenziano realtà quali Assogiocattoli.<br />
L’idea alla base del progetto dell’Archivio Italiano dei Giochi è quindi quella di <strong>creare un centro di documentazione per il recupero, la conservazione e la valorizzazione di un patrimonio culturale che viene costantemente disperso</strong>. Un’operazione volta ad aumentare la nostra conoscenza:<strong> cultura, non marketing della cultura</strong>.<br />
Con la parola Gioco vengono definite tante cose, tanto diverse tra loro. Tanti oggetti sotto lo stesso cappello, alcuni belli altri meno. <strong>Questo progetto vuole studiare il Gioco nei suoi valori positivi, culturali e sociali</strong>.»</p>
<h3><strong>IL PROGETTO</strong></h3>
<div id="attachment_613" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-613" class="wp-image-613 size-medium" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2014/11/gianluca-testa-dario-de-toffoli-ph-anna-benedetto.jpg?w=300" alt="" width="300" height="197" /><p id="caption-attachment-613" class="wp-caption-text">Dario De Toffoli (a destra) a Lucca Comics and Games 2014. (A sinistra c&#8217;è Gianluca Testa ^^)</p></div>
<p>L’<strong>Archivio Italiano dei Giochi</strong> è un centro di documentazione per il recupero, la conservazione e la valorizzazione di un patrimonio culturale unico, quello del <strong>Gioco</strong> inteso come espressione culturale essenziale per l’educazione e la qualità della vita di ciascuno, ma anche come strumento di integrazione, socializzazione e incontro tra culture. L’Archivio Italiano dei Giochi ha la sua sede in <strong>Udine</strong>, una delle città attualmente più avanzate in Italia nel campo del Gioco.</p>
<p>Il progetto si articola su quattro linee principali:<br />
<strong>Archivio virtuale</strong><br />
Un database online per la catalogazione di ogni tipo di giochi e pubblicazioni sul gioco italiani. Dopo un accurato e innovativo studio classificatorio preliminare, l’Archivio procederà alla catalogazione dei giochi e delle pubblicazioni sui giochi editi in Italia e delle principali opere straniere.<br />
La catalogazione avverrà secondo gli standard biblioteconomici internazionali con software compatibile col sistema bibliotecario di Udine e dell’hinterland udinese (sbhu).<br />
L’archivio online prevede inoltre la catalogazione in crowdsourcing, ovvero la possibilità, per gli utenti registrati, di collaborare alla catalogazione di giochi e altre risorse, ampliando schede esistenti o proponendone di nuove.<br />
L’archivio online e la funzionalità di crowdsourcing sono attualmente in fase di realizzazione.</p>
<p><strong>Biblioteca e giocoteca</strong><br />
L’archivio Italiano dei Giochi acquisirà giochi e pubblicazioni sul gioco che potranno essere fruiti in loco dagli utenti. Ciò avverrà sia con acquisizioni onerose sia tramite  donazioni o cessioni a vario titolo da parte di privati, collezionisti e aziende. L’Archivio Italiano dei Giochi sarà aperto al pubblico almeno una volta la settimana.</p>
<p><strong>Centro studi sul Gioco<br />
</strong>Lo studio del gioco nei suoi valori positivi, culturali e sociali, è parte integrante del progetto. La riflessione su che cosa siano i giochi, passa per il pensiero di filosofi, scrittori e giocatori, come Wittgenstein, Huizinga e Caillois, ma anche Randolph, Suits, McGonigal, Rovelli e tantissimi altri.<br />
Presso l’Archivio Italiano dei Giochi vengono sviluppate iniziative finalizzate allo studio, alla valorizzazione e alla promozione della cultura ludica italiana e locale. A questo scopo lavoriamo per attivare collaborazioni con istituzioni, federazioni, associazioni, circoli, collezionisti e altri soggetti, a livello locale (a partire dalla Ludoteca di Udine), nazionale e internazionale.</p>
<p><strong>Realizzazione di eventi</strong><br />
Nell’intento di valorizzare e promuovere in maniera quanto più ampia possibile la cultura del gioco in tutti i suoi aspetti positivi, l’Archivio Italiano dei Giochi ospiterà a Udine numerosi eventi: convegni, conferenze, mostre, incontri con autori e altri personaggi del mondo della cultura ludica, tornei, laboratori, iniziative sulla matematica ricreativa, corsi per operatori, nonché iniziative di contrasto al gioco d’azzardo patologico.<br />
Particolare attenzione avranno tutte le attività di promozione delle tradizioni ludiche del Friuli Venezia Giulia, un patrimonio da valorizzare e diffondere anche nell’ottica di consolidare la Città di Udine quale polo culturale del Gioco in Italia.</p>
<p><strong>Il comitato scientifico</strong> è composto da<br />
<strong>Dario De Toffoli</strong> (presidente): autore, scrittore e giornalista di giochi, fondatore di studiogiochi<br />
<strong>Francesca Corrado</strong>: economista e formatrice, dal 2015 presiede l’associazione Play Res<br />
<strong>Andrea Angiolino</strong>: giornalista e inventore di giochi<br />
<strong>Giuseppe Baggio</strong>: appassionato ricercatore di giochi e di pubblicazioni ludiche<br />
<strong>Maresa Bertolo</strong>: ricercatrice e docente di Game Studies al Politecnico di Milano, tra i fondatori di Play Res<br />
<strong>Cosimo Cardellicchio</strong>: ricercatore del CNR, appassionato e studioso di giochi<br />
<strong>Silvio De Pecher</strong>: consulente informatico ed esperto di giochi, fondatore della Tana dei Goblin<br />
<strong>Marco Dotti: </strong>docente di Professioni dell’editoria all’Università di Pavia<br />
<strong>Andrea Ligabue</strong>: direttore artistico di Play Festival del Gioco<br />
<strong>Alan Mattiassi</strong>: neuro-scienziato, docente e ricercatore di Psicologia della Comunicazione<br />
<strong>Beniamino Sidoti</strong>: autore, scrittore e giornalista di giochi, tra i fondatori di Lucca-Games<br />
<strong>Giorgio Bartolucci</strong>: direttore del Centro Internazionale Ludoteche<br />
<strong>Pino De Carolis</strong>: maggior collezionista italiano di giochi in scatola<br />
<strong>Vincenzo Manco ed Erasmo Lesignoli</strong>: in rappresentanza di UISP (Unione Italiana Sport per Tutti)</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/archivioitalianodeigiochi/" target="_blank" rel="noopener"><em>Fonte: sito internet<br />
Qui la pagina Fb</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>@annabenelu</strong></em></p>
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