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		<title>Lucca Comics and Games: non ci sono paragoni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna 'Cenere' Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2014 12:08:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Internationale Spieltage Spiel Essen]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2014/11/comics-2014-cartello-settori.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-646 size-medium" style="border:1px solid #004080;margin:3px;" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2014/11/comics-2014-cartello-settori.jpg?w=200" alt="comics 2014 - cartello settori" width="200" height="266" /></a>Ma che cosa è Lucca Comics and Games oggi</strong>? Seguendo i vari dibattiti su social network e blog post-Lucca, mi sono resa conto che molte delle persone che da anni la seguono e vi partecipano, continuano a definirla, in modo più o meno cosciente, <strong>una fiera “di settore”</strong>.</p>
<p>Comparandola, tra l’altro, con altre fiere come il <a href="http://www.comic-con.org/about" target="_blank" rel="noopener"><strong>San Diego Comic Con International</strong></a> (130mila visitatori, numero chiuso), o il <a href="http://www.newyorkcomiccon.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>New York Comic Con</strong></a> (150mila visitatori), o l’<a href="http://www.merz-verlag.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Internationale Spieltage Spiel di Essen</strong></a>, che si occupa solo di giochi da tavolo (150mila visitatori). Mentre il festival di Lucca, nei suoi comunicati ufficiali, si paragona al <a href="http://www.comiket.co.jp/index_e.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Comiket</strong></a> per numero di visitatori: 550mila a Tokio (una città di oltre 13milioni di abitanti) per due volte l’anno, 400mila.</p>
<p><strong><em>Trovo che due siano i limiti di queste comparazioni.</em></strong></p>
<p>Il primo è di <strong>tipologia</strong>: da tempo Lucca (che peraltro è la più longeva tra le manifestazioni citate) è diventata qualcosa di <strong>molto più di una fiera di settore</strong>. Intanto, perché dovremmo definirla fiera “di settori”, per l’importanza in metri quadri e come termine di riferimento commerciale per gli operatori dei mercati delle sezioni tematiche (giochi, fumetti, Japan, editoria per bambini, movie, music). Non per niente, da anni l&#8217;organizzazione stessa la definisce “Festival” tout-court.</p>
<p>Poi perché <strong>la parte commerciale è affiancata da quella, altrettanto importante, culturale</strong>. Quest’ultima ha un <strong>peso determinante in termini attrattivi</strong>, dovuto alla capacità di presentare al pubblico un insieme di proposte culturali interconnesse, facendone<strong> un solo grande evento culturale</strong> (“cross mediale”, come direbbe Emanuele Vietina).</p>
<p><strong>Questa è la forza di Lucca Comics and Games</strong>, l’intuizione che i vertici culturali della manifestazione hanno avuto qualche anno fa, ed è questo che ha portato a Lucca 400mila persone: <strong>una cifra “imbarazzante” se pensiamo che la città di Lucca ha 90mila abitanti</strong>. Una città temporanea che <a href="http://gattaiola.it/2014/07/05/frank-mentzer-guest-of-honor-di-lucca-games-per-celebrare-i-40-anni-del-rivoluzionario-dd/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Frank Mentzer</strong></a>, uno dei guest of Honour di quest’anno, ha paragonato a <strong>Woodstock</strong>.</p>
<p><strong><em>È come se per 4 giorni all’anno la città si trasformasse in un gigante di 4 volte più grande, colorato, divertente, ingombrante, che mangia 4 volte tanto e produce 4 volte tanti rifiuti, per poi tornare “normale”.</em></strong></p>
<p>La<em><strong> pozione</strong> </em>che determina questa trasformazione, che crea questa “Temporary Lucca”, ha una formula neanche tanto segreta, ma sicuramente con <em><strong>ingredienti difficili da trovare e da copiare</strong></em>, perché in parte è costituita dalle <strong>menti</strong>, dalla <strong>creatività</strong> e dal <strong>lavoro</strong> degli organizzatori, in parte dalla<strong> collaborazione della città</strong> (anche se qualcuno sbuffa, è una minoranza numerica decisamente residuale), in parte da un <strong>pubblico</strong> che conosce e pratica il piacere della convivenza civile ed educata, ed infine <strong>dall’ingrediente “Lucca”</strong>, che non può avere uguali.</p>
<p>Ecco perché Lucca (il festival)… è unica. E non ci sono paragoni che tengano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>@annabenelu</strong></em></p>
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