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		<title>Che cosa è un gioco? La definizione di Donald Norman</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna 'Cenere' Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2014 09:19:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa è un gioco?]]></category>
		<category><![CDATA[Communication Strategies Lab dell'Università degli Studi di Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[cultura ludica]]></category>
		<category><![CDATA[definizione di gioco]]></category>
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					<description><![CDATA[Durante i miei studi universitari alla facoltà di Scienze della Comunicazione di Siena, ho avuto la fortuna di avere come docente il designer Compasso D&#8217;Oro Isao Hosoe. Le sue lezioni mi illuminavano sui perché del mondo (almeno, quello manufatto) e così volli domandargli cosa fosse, per...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante i miei studi universitari alla facoltà di Scienze della Comunicazione di Siena, ho avuto la fortuna di avere come docente il designer <a href="http://www.adi-design.org/compasso-d-oro.html" target="_blank" rel="noopener">Compasso D&#8217;Oro</a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Isao_Hosoe" target="_blank" rel="noopener"><b> Isao Hosoe</b></a>.</p>
<p>Le sue lezioni mi illuminavano sui perché del mondo (<i>almeno, quello manufatto</i>) e così volli domandargli cosa fosse, per lui, un gioco.</p>
<p>Non presi appunti della sua risposta, e la mia memoria oggi la ricorda cosi&#8217;: <i>“Il gioco è un sistema di elementi all&#8217;interno del quale, posto un vincolo, gli altri si muovono liberamente</i>”.</p>
<p>Questa definizione mi colpì perché, per me, non era affatto scontata: forse perché in quel periodo ero molto concentrata sui significati sociali e comunicativi, e non meccanici, del gioco (<i>non che la sua definizione, in realtà, manchi di implicazioni relazionali, sociali e comunicative!</i>). E mi offrì la vista di una dimensione che nella mia esperienza di giocatrice non era così chiara.</p>
<p>Molti libri sul gioco e sui giochi, e molti anni dopo, ho avuto la fortuna di incontrare <b>Donald Norman</b>.</p>
<p>Ed è stato automatico desiderare di ripetere l&#8217;esperienza (<i>automatismi, routine, memoria, reiterazione, esperienza, interazione, gioco.. mumblemumble ^_-</i>).</p>
<div id="attachment_184" style="width: 210px" class="wp-caption left"><a href="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2014/06/donald-normann-a-lucca-pp.jpg"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-184" class="wp-image-184 size-medium" src="http://gattaiola.it/wp-content/uploads/2014/06/donald-normann-a-lucca-pp.jpg?w=200" alt="Donald Normann a Lucca pp" width="200" height="190" /></a><p id="caption-attachment-184" class="wp-caption-text">Donald Normann a Lucca il 21 maggio 2014</p></div>
<p><b>Chi è Donald Norman?</b> È uno dei massimi esponenti mondiali di design, ergonomia e scienze cognitive, professore emerito del MIT di Boston, co-fondatore del Nielsen Norman Group, ex vicepresidente del gruppo di ricerca sulle tecnologie avanzate di Apple e autore di numerosi libri tra cui “<a href="http://www.giunti.it/libri/saggistica/la-caffettiera-del-masochista3/" target="_blank" rel="noopener">La caffettiera del Masochista</a>”, vera e propria pietra miliare negli studi di design e ergonomia.</p>
<p><i>Un genio&#8230; insomma&#8230; </i></p>
<p>Ed una delle persone che avrei voluto incontrare dal vivo nella mia vita da quando ho studiato sulle sue opere. E che ho incontrato! Grazie al <a href="http://www.csl.unifi.it/" target="_blank" rel="noopener">Communication Strategies Lab dell&#8217;Università degli Studi di Firenze</a>, che sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha organizzato il 21 maggio a Lucca (San Micheletto) un incontro dal titolo “Dalla nuova edizione della Caffettiera del masochista ai masochismi tecnologici di nuova generazione”.</p>
<p>Bene&#8230; <b>ecco la sua definizione</b>.<br />
<span lang="en-US"><i>“A game is interesting as, is well known, is impossible to define, but is something that is a challenge. We do it for enjoyment but it is always a challenge. That&#8217;s why game design is interesting. For example, Angry Birds Game</i></span><span lang="en-US"> (il casual game di Rovio Entertainment Ltd, ndr) </span><span lang="en-US"><i>is difficult to stop. I think it&#8217;s because is so clevery designed. I get almost excited. I say &#8216;Oh.. I was so close! I could do it!&#8217;. A good game is always to get close and never gain”</i></span><span lang="en-US">. E dopo qualche secondo ha aggiunto: </span><span lang="en-US"><i>“That&#8217;s life&#8230; I retired twice.. And I started again.”.</i></span></p>
<p lang="en-US">Nelle sue parole, Norman sembra porre insieme due condizioni: il gioco è impossibile da definire (e quindi questa non è una definizione) ed ha la caratteristica di essere una sfida (allora forse l&#8217;affermare che non sia definibile, contiene intrinsecamente una sfida, nascondendo quindi il secondo termine della definizione ..che perde un po&#8217; di indefinibilità ^_-).</p>
<p lang="en-US">Vuoi allora vedere che il gioco è interessante <span style="text-decoration:underline;">anche</span> perché nel tentare di definirlo c&#8217;è sempre qualcosa che sfugge? E perché questa costante sfida, per chi è disposto ad accoglierla, non mantiene altre promesse se non quella di reiterarsi?</p>
<p lang="en-US">Norman dice anche che un “buon gioco” (non lo dice esplicitamente, ma credo che intenda questo) è difficile da smettere. Su questo, beh la riflessione potrebbe andare verso una &#8220;<a href="http://gattaiola.it/chiamiamola-col-suo-nome-azzardopatia/" target="_blank" rel="noopener">deriva patologica</a>&#8220;. Preferisco tradurla con il fatto che un buon gioco ti invoglia a continuare a giocarlo.</p>
<p lang="en-US">Norman parla ovviamente del ruolo del “disegno” di un gioco: disegno concettuale, filosofico, meccanico, comunicativo, estetico. Un gioco “bello e buono” insomma.</p>
<p lang="en-US">E poi ancora la sfida. Il gioco come sfida. La sfida della vita. Le sfide della vita e nella vita (e nelle vite). Che anche quando si pensa di aver perso, o si vuole smettere di giocare, poi succede qualcosa per cui&#8230; beh lo sapete anche voi come funziona. Il gioco, intendo.</p>
<p><i><span lang="en-US">Grazie Donald. </span>E grazie per la caffettiera. È sempre utile, nella vita, tenerla ben presente!</i></p>
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