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	<description>Press Play &#38; Follow the Cat</description>
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		<title>Perché i bambini non giocano più? Chiedi a Mr Google. Intervista a Sigrid Loos (seconda puntata)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna 'Cenere' Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2017 03:33:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa è un gioco?]]></category>
		<category><![CDATA[Cose per cui fare le fusa]]></category>
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					<description><![CDATA[“Il gioco è un’esperienza formativa non perché ci sono i cosiddetti giochi educativi o didattici; il gioco è un’esperienza educativa comunque, qualunque tipo di gioco educa, che ci piaccia o no”. Rodolfo Apostoli, scrittore e dirigente scolastico La cultura ludica è qualcosa di molto variabile...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-861 alignright" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2015/04/ludicomix-2015-015-ph-eugenio-franchi.jpg?w=300" alt="" width="324" height="216" />“Il gioco è un’esperienza formativa non perché ci sono i cosiddetti </em><em>giochi educativi o didattici; </em><em>il gioco è un’esperienza educativa comunque, </em><em>qualunque tipo di gioco educa, che ci piaccia o no”.<br />
</em><em>Rodolfo Apostoli, scrittore e dirigente scolastico</em></p>
<p>La cultura ludica è qualcosa di molto variabile nel tempo e nello spazio. E riflette in pieno lo spirito di ogni epoca, essendone infatti un riflesso e un&#8217;espressione. Oltre ai giochi, particolarmente significativi in questo senso sono i giocattoli, come moltissimi studi storici e pedagogici documentano. Giochi e giocattoli che interessano gli esseri umani di ogni genere ed età, a seconda delle mode, delle convenzioni sociali e delle tecniche e tecnologie a disposizione. E, in quanto cultura, possono esprimersi come rottura o come avanguardia rispetto alle convenzioni (per il gioco di ruolo come avanguardia culturale vedasi il recente romanzo di Vanni Santoni “<a href="https://gattaiola.it/?s=stanza+profonda" target="_blank" rel="noopener">La stanza profonda</a>”, ma ben prima il saggio di Luca Giuliano “<a href="http://www.anobii.com/books/La_Maschera_e_il_Volto/0156c32aa722138c8f" target="_blank" rel="noopener">La maschera e il volto</a>” e poi &#8220;<a href="https://g.co/kgs/MVX3jg" target="_blank" rel="noopener">Inventare destini. I</a> giochi di ruolo per l&#8217;educazione&#8221; di <a href="https://www.ibs.it/libri/autori/Andrea%20Angiolino">Andrea Angiolino</a>, <a href="https://www.ibs.it/libri/autori/Luca%20Giuliano">Luca Giuliano</a>, <a href="https://www.ibs.it/libri/autori/Beniamino%20Sidoti">Beniamino Sidoti</a>).</p>
<p><em><img decoding="async" class="size-medium wp-image-3713 alignleft" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2017/07/sigrid-con-gatto.jpg?w=230" alt="" width="230" height="300" /></em>Nella mia lunga intervista a <a href="http://www.sigridloos.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sigrid Loos</strong></a> (nella foto appositamente scelta, in compagnia del nostro collega ;)), che qui riporto suddivisa per tematiche (<a href="https://gattaiola.it/2017/06/28/non-abbiamo-bisogno-di-persone-di-successo-sigrid-loos-and-i-perche-ci-serve-giocare-bene/" target="_blank" rel="noopener"><em>leggi il primo articolo</em></a>), siamo partite dal “bisogno di gioco” che, nella sua esperienza decennale, ha rilevato tra i bambini. Sigrid Loos infatti vive e scrive di giochi, collabora ed ha collaborato con le più importanti realtà nazionali che operano in ambito di educazione alla pace dal Centro psicopedagogico per la Pace, al Centro Educazione alla Mondialità, al gruppo Abele, al WWF.</p>
<p>Ma&#8230; quale tipo di “gioco”?</p>
<p>“<em>C’è un gran bisogno di gioco</em> – spiega &#8211; . <em>Io ho l’impressione che oggi i bambini non giochino nemmeno più ai giochi tradizionali. O giocano poco, magari in qualche scuola ancora. Ma da quello che mi raccontano le maestre che usano quei giochi, si vede bene che rispetto a dieci-venti anni fa, ci sono parecchie difficoltà, prima di tutto motorie</em>”.</p>
<p>Perché i bambini non giocano più? “<em>Chiedi a Mr Google</em> – mi risponde con una battuta &#8211; <em>chiedi a Mr Facebook! Guarda solo i giocattoli nei negozi.. se si mettono sul mercato vasini con il tablet incorporato.. ti dice già tutto</em>”.</p>
<p>Bene. Quindi la colpa è del mercato. O di chi lo subisce acriticamente e senza &#8220;freni inibitori&#8221;?</p>
<p>“<em>Io credo</em> – prosegue la Loos &#8211; <em>che ci sia un <strong>connubio tra, da un lato l’iperprotezionismo da parte dei genitori, dall’altro un inculcamento pubblicitario su cosa tu devi fare per il tuo bambino. Anziché lasciarlo libero a esplorare i suoi movimenti, lo incastriamo nell’ovetto</strong></em>”.<br />
Cado dalle nubi. L’ovetto? O cosa c’entra? Ma se è il prodotto di punta suggerito/consigliato/senoncel’hainontifacciamoportareviailpupodall’ospedale del secolo?</p>
<p>“<em>A volte, nei miei corsi, faccio degli esperimenti interessanti: faccio mettere un adulto su una sedia, non a rotelle possibilmente, con un qualcuno dietro che spinge. Tipo sedia a dondolo</em> – esemplifica &#8211; <em>ma con un movimento più marcato. <strong>Gli adulti, ti garantisco, cominciano tutti a urlare</strong>, o a protestare. Ma questo è ciò che un bambino piccolo sperimenta quando viene portato in giro con l’ovetto</em>”.</p>
<p>Si stava meglio quando si stava peggio? Tipo io sono cresciuta nel box… “<em>C’è il vecchio box, per esempio</em> – infatti! &#8211; <em>il vecchio box che era un po’ un contenitore, grazie al quale la mamma poteva fare le sue cose e vedeva il bambino. Oggi anziché metterlo nel box, lo mettono in questi ovetti: il bambino sta sul tavolo e guarda tutto ma non riesce a muoversi e non può costruirsi i suoi schemi motori. Così, se poi va nel parco, è impacciato, cade dallo scivolo e si fa del male. <b>Oggi farsi del male sembra una cosa tremenda!</b> Una volta eravamo tutti pieni di ginocchia sbucciate, graffi dappertutto e, male che andasse, ci siamo anche prese degli schiaffi perché avevamo fatto qualcosa che non dovevamo fare. Oggi vogliono eliminare tutti gli ostacoli.</em>”</p>
<p>Ma questo iperprotezionismo, secondo te, da cosa deriva? È un dato generazionale? “<em>Ho quasi l’impressione che vada di pari passo con l’aumento di internet e della tecnologia nel nostro mondo, nella vita quotidiana</em> &#8211; ammette Loos -. <em><strong>Più siamo sedentari, più siamo incollati davanti a video station e al mondo del bidimensionale.</strong> Anche il consumo di video è infatti aumentato notevolmente rispetto a prima. Se è molto comodo piazzare un bambino davanti alla playstation, davanti alla televisione anziché lasciarlo gattonare per la casa, evitando quindi che ti smonti mezza cucina, perché non hai il tempo di stargli dietro, però così fai un danno</em>”. Un danno agli occhi, spiega Sigrid, perché l’elevato numero di frequenze dei video genera fissità oculare e perché l’accumulo di stress visivo poi non può essere sfogato nell’ambiente di casa (per gli stessi motivi per cui il bambino è messo davanti a tv-pc-ps babysitter – l’uso canonizzato di abbreviazioni certifica che si tratta di oggetti di uso quotidiano -), e perché<strong> questa fissità insieme alle mancate esperienze di esplorazione spaziale non permettono lo sviluppo della visione in profondità, con la conseguenza che i bambini si muovono in modo incerto, difficoltoso, sviluppano poco schemi motori e movimenti, quindi giocano poco e si fanno male spesso. E giocando poco rinunciano ad occasioni di pratica, generando un circolo vizioso.</strong></p>
<p>Un modo di giocare non solo sempre meno coinvolgente dal punto di vista motorio, ma sensorialmente selettivo e iperstimolante (vista, mani), solitario (anche quando comporta la partecipazione ad agon on line) e soprattutto competitivo.</p>
<p>Ma, di competitività, parleremo nel prossimo post!</p>
<p><i><b>@annabenelu</b></i></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Non abbiamo bisogno di persone di successo. Sigrid Loos and I. Perché (ci serve) giocare (bene)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna 'Cenere' Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jun 2017 03:13:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa è un gioco?]]></category>
		<category><![CDATA[Cose per cui fare le fusa]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Angiolino]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[gioco]]></category>
		<category><![CDATA[Gioco cooperativo]]></category>
		<category><![CDATA[Romina Nesti]]></category>
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					<description><![CDATA[“The plain fact is that the planet does not need more successful people. But it does desperately need more peacemakers, healers, restorers, storytellers, and lovers of every kind. It needs people who live well in their places. It needs people of moral courage willing to...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img decoding="async" class=" wp-image-3704 alignright" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2017/06/paracadute-copia1.jpg?w=300" alt="" width="332" height="248" />“The plain fact is that the planet does not need more successful people.<br />
</em><em>But it does desperately need<br />
</em><em>more peacemakers, healers, restorers, storytellers,<br />
</em><em>and lovers of every kind.<br />
</em><em>It needs people who live well in their places.<br />
</em><em>It needs people of moral courage<br />
</em><em>willing to join the fight to make the world habitable and humane.<br />
</em><em>And these qualities have little to do with success as we have defined it.”<br />
</em>David W. Orr, docente, scrittore, ambientalista</p>
<p>Un anno fa esatto consegnavo un lavoro fatto sui testi di <a href="http://www.sigridloos.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sigrid Loos</strong></a>, animatrice, ricercatrice, pedagogista e una delle poche in Italia a sperimentare e portare avanti un concetto di gioco che, oggi, appare del tutto dimenticato proprio nell’epoca della (e anche a causa della) gamification più spietata e pervasiva. Il concetto di <strong>gioco cooperativo</strong>.</p>
<p>Immersi in una crisi valoriale, viviamo chiusi in schemi sociali (e social) claustrofobici e frustranti. La realtà, e in particolare i rapporti umani, perdono di significato.</p>
<p>Il problema non è il conflitto, ma la violenza che è di per sé negazione del conflitto. Come scriveva Daniele Novara nel 1989, <strong>sublimare l’aggressività non è scegliere la pace ma solo “non dare fastidio a nessuno”</strong>. Promuovere una “pedagogia del conflitto” che sviluppa la capacità di negoziare anziché la violenza è una delle chiavi di educazione che il gioco cooperativo può offrirci, a tutte le età.</p>
<p><strong>Il gioco cooperativo serve per imparare a stare insieme, perché negoziare è un’attività tutt’altro che semplice</strong>, tutt’altro che a portata di mano, e <strong>il gioco è uno degli strumenti migliori per impararla ed esercitarla</strong>.</p>
<p><strong>Per andare a “scuola di negoziazione”, così, basta giocare.</strong> Ma giocare bene, e soprattutto “alla pari”. <strong>Attraverso il gioco cooperativo.</strong> Che porta ad un atteggiamento cooperativo. Che implica la negoziazione come strumento quotidiano di lavoro. E magari di vita.</p>
<p>“<em>Tutti aspirano a essere ricchi.<br />
Ma non tutti lo diventano, solo qualcuno.<br />
È impossibile perdere quando tutti aspirano a essere quel qualcuno</em>”.<br />
È una frase tratta dal film <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/No_-_I_giorni_dell%27arcobaleno" target="_blank" rel="noopener">“No: i giorni dell’arcobaleno”</a> pronunciata dal titolare dell’agenzia pubblicitaria governativa che lavorava per la conferma ad altri 8 anni di mandato al generale Pinochet. Una frase che evidenzia il controllo sociale che ha creato il mito del “self made man”, dell&#8217; &#8220;<strong>uomo di successo&#8221;.</strong><br />
Dove “uno su mille ce la fa”, ma gli altri restano <strong>milioni di nessuno</strong>.</p>
<p>Ecco perché non abbiamo bisogno di persone di successo. Perché ciascuna di loro necessita di molti nessuno.</p>
<p><strong>L’unica risposta a un modello del genere, che si basa su un vuoto di relazione (amplificata nell’immenso labirinto dei social), è la relazione stessa. E una relazione ricca di affetto, significato e onestà.</strong></p>
<p>Umana.</p>
<p>Con chi ci tende una mano, ci offre uno strumento, il suo sguardo, la sua attenzione, il suo tempo, la sua intelligenza, la sua umanità. Ci offre una chiave del mondo e ci incoraggia ad andare, capire, scoprire. È quello che si può realizzare appieno in un rapporto di formazione, piccoli o grandi che siamo.</p>
<p>Conoscersi è importante, perché non c&#8217;è relazione senza reciproca conoscenza e fiducia. E la fiducia si sviluppa mettendosi in gioco. Ma non solo per modo di dire.</p>
<p><em>Ecco perché ho voluto conoscere Sigrid Loos. Ecco perché Andrea Angiolino me l&#8217;ha fatta conoscere. E Romina Nesti ha benedetto il lavoro. E Giada Buchignani, Giuliana Petrini e Mirella Cervetti mi hanno aiutato. Sono grata a tutti voi, ma soprattutto ai bambini (anche quelli cresciuti) con cui ho giocato, gioco e giocherò. &lt;3</em><br />
Nei prossimi giorni pubblicherò alcuni estratti della lunga intervista fatta a Sigrid sul suo lavoro, argomento per argomento. Per chi, nonostante tutto, non si ferma alla superficie… del gioco.</p>
<p>Vai a <a href="http://wp.me/p4hiZa-XR" target="_blank" rel="noopener">Perché i bambini non giocano più? Chiedi a Mr Google. Intervista a Sigrid Loos (seconda puntata)</a></p>
<p><em><strong>@annabenelu</strong></em></p>
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