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		<title>È ancora gioco, se non può più finire? Cosa è la perdita dell&#8217;incertezza?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 19:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gioco]]></category>
		<category><![CDATA[Incertezza]]></category>
		<category><![CDATA[Johan Huizinga]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Grassi]]></category>
		<category><![CDATA[roger caillois]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Nei videogiochi contemporanei l’incertezza non sta più nell’esito finale, ma nella continuità stessa del gioco. È ancora gioco, se non può più finire?

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<p><em>Nei videogiochi contemporanei l’incertezza non sta più nell’esito finale, ma nella continuità stessa del gioco. È ancora gioco, se non può più finire?</em></p>


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<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/geralt-question-10175787-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-15715" style="width:389px;height:auto" srcset="https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/geralt-question-10175787-1024x576.jpg 1024w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/geralt-question-10175787-300x169.jpg 300w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/geralt-question-10175787-768x432.jpg 768w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/geralt-question-10175787-1536x864.jpg 1536w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/geralt-question-10175787-2048x1152.jpg 2048w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/geralt-question-10175787-700x394.jpg 700w, https://gattaiola.it/wp-content/uploads/2026/03/geralt-question-10175787-539x303.jpg 539w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p>Roger Caillois, uno dei più importanti teorici del gioco, sosteneva che ogni gioco possiede una caratteristica fondamentale: l’incertezza dell’esito. Un gioco esiste perché non sappiamo chi vincerà, come andrà a finire e quando finirà. Lo stesso Johan Huizinga affermava che il gioco è una parentesi nella vita: ha inizio e una conclusione. La fine è ciò che gli dà forma.</p>



<p>Ma cosa succede quando il gioco smette di avere un finale? Quando non porta a una conclusione, ma a una permanenza? L’era dei videogiochi online e dei giochi “come servizio” (Games as a Service) ha aperto una frattura nelle definizioni storiche della teoria ludica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’incertezza oggi non è più sull’esito</h3>



<p>Giochi come <em>Fortnite</em>, <em>League of Legends</em>, <em>Genshin Impact</em> o <em>World of Warcraft</em> non terminano mai davvero. Le partite si susseguono, gli aggiornamenti si moltiplicano, le stagioni ricominciano. L’incertezza non riguarda più la vittoria, quanto piuttosto quale oggetto verrà sbloccato, quale evento apparirà, cosa succederà domani, cosa perderai se non giochi. L’incertezza è diventata una forma di attesa programmata. Non è più conclusiva, ma intermittente. In altre parole, l&#8217;incertezza che era fondamentale, ma transitoria, secondo la teoria ludica, è diventata ora permanente perché deve spingere alla &#8220;ripetizione&#8221; ed a non allontanarsi mai dal gioco.</p>



<p>Nei giochi antichi — dagli scacchi al calcio — l’incertezza deriva dalla competizione: qualcuno vince, qualcuno perde. La conclusione dà senso alla partita. Nei giochi contemporanei, invece, il meccanismo si è spostato: non giochi più per finire, ma per restare. La vittoria non è più un evento, ma uno stato di partecipazione. Inserire nuovi contenuti, ricompense giornaliere e stagioni ricorrenti trasforma il gioco in un ecosistema.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ciclo del gioco</h3>



<p>Il risultato è una forma di incertezza diversa: non sappiamo cosa succederà, ma sappiamo che succederà di nuovo. Il gioco diventa un processo invece di una performance.</p>



<p>Questo cambia la natura stessa del giocare. Il gioco non è più un intervallo della vita reale: è una continuità che si accoda alle nostre abitudini quotidiane. Le notifiche, i premi e i progressi funzionano come rituali. Non serve più una fine per mantenere viva la tensione: basta la promessa del domani.</p>



<p>Allora arriva la domanda inevitabile: se non c’è una fine, è ancora gioco?</p>



<p>La risposta non è semplice. Se seguiamo la definizione classica, potremmo rispondere di no. Ma forse dobbiamo aggiornare il concetto: oggi il gioco è anche uno <strong>spazio persistente</strong>, che non cerca la conclusione, ma la permanenza. L’incertezza non scompare: si trasforma. Diventa un ciclo continuo di micro-esiti, di tappe intermedie, di obiettivi temporanei. È un nuovo tipo di gioco, che non si misura più con il trionfo finale, ma con il desiderio di rimanere dentro il suo universo.</p>



<p></p>



<p>Per concludere, il gioco contemporaneo non tradisce l’idea di incertezza. La sposta. Non si gioca più per arrivare alla fine, ma per essere parte di qualcosa che continua. L’incertezza non è nel risultato, ma nel percorso. E forse è questa la sfida più interessante per chi studia il gioco: capire come l’assenza di fine stia trasformando il modo in cui giochiamo — e il modo in cui viviamo.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-left">Se siete interessati potete seguire il mio podcast sul gioco a questi link:</p>



<p class="has-text-align-left"><a href="https://www.spreaker.com/podcast/gioco-realta-e-finzione--6802783">https://www.spreaker.com/podcast/gioco-realta-e-finzione&#8211;6802783</a><br><a href="https://open.spotify.com/show/2gCeM8YcXXf5eoqXXJ5q15">Cinema del Fantastico | Podcast on Spotify</a><br><a href="https://www.robertograssi.net/levity/podcast">https://www.robertograssi.net/levity/podcast</a></p>



<p></p>



<p class="has-text-align-right"><em>Nell&#8217;elaborazione di questa ricerca e di questo testo è stata utilizzata l&#8217;AI</em></p>



<p class="has-text-align-right"><br></p>



<p></p>
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