26 Ott 2026 ERA, il gdr: 30 anni di Legacy
Era il 1996 quando 4 giocatori di ruolo di Novara iniziarono a stancarsi di giocare al D&D scatole Rosse, Blu, Verdi e Nere e iniziarono a pensare di scrivere un gioco di ruolo da soli. Cha audacia, per i tempi!
Se il pioniere del gdr italiano è stato “I Signori del Caos” di Maselli, Miselli e Tralli nel 1983 (Angiolino, Giuliano, Sidoti, 2003), seguito Magikon di Donadoni e da Kata Kumbas di Carocci e Senzacqua nel 1984, quando ERA è stato scritto, playtestato, illustrato e, nel novembre 1998, pubblicato da Andrea Rotondo, Enrico Pinto, Luca Rotondo e Simone d’Amico, era sicuramente un’avventura!
Erano, sì, quelli, gli anni delle fanzines: numerosissime e alcune anche sopravvissute RiLL o Anonima GDR, ERA ricorda molto quello stile impaginativo fatto con publisher, il b/n e l’organizzazione dei capitoli e dei paragrafi very OSR, diremmo oggi.
E proprio oggi, nei 60 di Lucca, questo manuale ha fatto capolino dai miei scaffali miciosi e si è proposto, portando con sé la sua storia e una intervista agli autori, sicuramente inimmaginabile all’epoca, né per me né per loro!
Era la Lucca del novembre 1997 quando mi fu regalato e pensai: “Un manuale autoprodotto in Italia, con tutti i titoli che stanno uscendo in questi anni? Naaa. Ma lo tenni e lo provai anche, come per GURPS o GIRSA, Paranoia o Cyberpunk 2020 in quel periodo, o i giochi di comitato (oggi one shot) o i GDR Live (oggi LARP). Chiaramente (ma forse solo per me XDDD), se per anni avevi giocato le atmosfere fantasy e il tuo PG aveva raggiunto livelli assurdi, ti eri un po’ stufato della solita compagnia di guerrieri dall’allineamento ferreo.
Così, a 30 anni di distanza, ho cercato (e trovato!) Andrea Rotondo, con il quale ho fatto una chiacchierata insieme a Enrico Pinto. E li ho trovati lì, guarda un po’, amici, compagni di gioco, intenti a crescere nuove generazioni di gidierristi tra figli e nipoti: questa è legacy!



“Ci eravamo un po’ stancati di D&D e delle sue limitazioni – racconta Andrea Rotondo rievocando la nascita di quel primo, loro, gioco: ERA -. Non ricordo chi tirò fuori tirato fuori l’idea, come gruppo, di fare un nostro gdr. Il nostro master era Enrico Pinto e la cosa più bella del nostro gruppo era essere organizzati già in maniera produttiva. L’ambientazione ce l’avevamo grazie ad Enrico, riadattando quello che avevamo fatto nelle nostre avventure. Non c’era l’AD&D in Italia, ed avevamo iniziato a tradurla, ma non ci piaceva. A Milano c’era il per-Gioco come negozio di riferimento”.
Così il gruppo, tutti di Novara, la prende sul serio: “Non eravamo soddisfatti degli altri giochi e volevamo creare il nostro gioco dei sogni. Avevamo già ottime capacità informatiche e il computer ci ha aiutato tantissimo a fare la stesura. Giocavamo alla Playstation e volevamo ricreare quello stile di combattimento picchiaduro. Così abbiamo creato un sistema di combattimento basato sul d1000, che univa colpi, parate, mosse speciali e la descrizione di quello che stava accadendo”.
Cosa è successo quando l’avete pubblicato, autoproducendolo?
“È stato devastante! Ci hanno fatto un flame perché un uomo lucertola non può avere una locanda!”, ironizza Rotondo. In effetti il mondo del gdr non nasconde delle sacche molto conservative XDDD. Ma nonostante questo le vendite sono andate bene, tanto da progettare una seconda uscita con disegni inediti di Andrea Capone.
“Quando è uscito – prosegue – aveva venduto molte copie: circa 600. Avevamo fatto la seconda edizione, ce l’aveva seguita Nexus dopo che la casa editrice aveva dato una mano alla distribuzione. I giocatori avevano apprezzato tutta questa innovazione mentre ad altri non andava assolutamente bene. Nel nostro sistema non c’erano limiti di abbinamento: il mago poteva fare chierico e sacerdote”.
“Stavamo cercando di separare le regole dall’ambientazione – precisa Enrico Pinto -, mettendo all’interno anche un regolamento per la magia, per cercare di offrire tutte le possibilità di immaginazione. L’idea che a noi piaceva era creare i propri miti, per cui nell’ambientazione davamo ganci tipo l’orco più famoso e il troll più buono, per agevolare il master nel creare qualcosa con piccoli spunti, sempre evitando una LOR troppo invasiva che necessitasse sempre lo studio, per creare nel gruppo qualcosa di condiviso che potesse diventare una situazione. Sempre rispettando, però, il ruolo di giocatore e master: c’è un minimo di trattativa che è sempre ammessa sia nell’applicazione delle regole, sia nella storia”. Insomma, anche se eravamo a fine anni Novanta, c’era già la necessità di alleggerire il carico dell’autorità del Master, pur senza distribuirla verso gli altri giocatori come nei modelli ad autorità narrativa condivisa emersi negli anni dieci e venti del Duemila.



“Dopo il 2002-2004 – proseguono Enrico e Andrea -, avevamo molti amici normali incuriositi al gdr e quindi abbiamo abbassato la soglia di ingresso, semplificando l’ambientazione”. È in quegli anni infatti che i gidierristi sono generalmente “usciti dalla stanza” e che il gioco (e anche il gdr, per quotaparte) ha iniziato a diventare cultura mainstream.
Da uno a molti giochi, dal vecchio gruppo ai giovani
“Abbiamo continuato a giocare per anni, anche altre ambientazioni, anche per venire incontro alle necessità di un gruppo di 12 persone. In molti ci chiedevano supervisioni di regolamenti. Anche per questo abbiamo messo su un sito chiamato Clinica TBF dove raccogliamo tutta la nostra esperienza”. Su questo sito si possono scaricare tutti i logo giochi, ERA compreso.

“Abbiamo anche creato un altro gdr, un entry level di ambientazione contemporanea con creature che non si sapevano se fossero esperimenti: un contemporaneo horror che ci ha permesso di attrarre tante persone NOVARIA, pensato per far giocare velocemente persone alle prime armi, che non avevano mai visto un GDR e magari non apprezzavano l’ambientazione fantasy . Avevamo anche iniziato a scollegare il regolamento dall’ambientazione. Per tutto questo tempo siamo andati avanti, e il gdr è sempre stato presente. Oggi, stiamo cercando di passare il testimone”.
“La cosa più incredibile è quello che siamo riusciti a fare da giovani. Progettare, realizzare e pubblicare un nostro gioco di ruolo. Eravamo super organizzati, avevamo ‘leggi’ fisse per riuscire a mettere da parte i soldi per pubblicarci (ai tempi pagare la stampa e distribuzione per un prodotto da circa 200 pagine era un costo notevole.). Ma ce l’abbiamo fatta. Ricordo che preparammo una sorta di estratto in formato A4 brossurato e andammo direttamente alla Nexus per proporlo come demo del nostro gioco di ruolo”.
Come state passando il testimone del gioco?
“Abbiamo proposto i gdr nelle scuole della nostra città, Novara, abbiamo messo i materiali on line: e ancora adesso sperimentiamo, facendo giochi da tavolo”.

E a Lucca, tornerete quest’anno?
“Fino a poco tempo fa siamo stati sempre dentro Lucca con lo spazio e le novità, principalmente tecnologiche, negli spazi del Real collegio. Riuscivamo ad attrarre anche 6000 persone al nostro Stand. E’ da un paio d’anni che non partecipiamo a Lucca, causa impegni vari.”
Tutto scorre. Anche il gioco. Per fortuna! E passa di mano in mano, di gruppo in gruppo. Ed è bello sapere che dopo questa intervista questo gruppo si è attivato di nuovo e che ancora oggi continua a creare mondi fantastici condivisi! Buona Legacy!
No Comments