Gdr

Io uccido, tu uccidi, egli uccide. Noi giochiamo. Provare cosa significa dare la morte nel #giocodiruolo “Precious. La cosa più preziosa”

Precious. La cosa più preziosa. Ed Coyote PressE’ stato un onore poter contribuire in qualche modo, anche se piccolo, a far conoscere questo gioco di ruolo fatto uscire da Coyote Press per Lucca 2014 in collaborazione con Amnesty International.

Lo abbiamo presentato sabato 1 novembre in Sala Ingellis, e mi è bastato pochissimo per coglierne… l’azzeccatezza, se mi passate il termine molto informale.

“Precious. La cosa più preziosa” è un gioco tanto facile da approcciare e giocare, quanto difficile e molto poco di moda per il tema che ha scelto di affrontare. Alla fine, perché dovrei scegliere un gioco su un tema così duro, quando intendo giocare per svagarmi?

Perché il gioco di ruolo non è mai stato per gente facile. Comportando di base un impegno intellettivo ed emotivo, non può non essere qualcosa che ti entra dentro, ti costringe a parlare, metterti in gioco, esprimerti. E chi gioca di ruolo sa bene quanto sia stimolante farlo intorno a temi scomodi, perturbanti, inusuali da affrontare, soprattutto quando si sta bene nel proprio gruppo, con i propri compagni di gioco.

Precious mi ricorda i giochi di comitato, sia per la dinamica e la durata di facile approccio e gestione, anche temporale, sia per l’argomento. Ma fa parte anche della generazione gdr indie alla “Un penny per i miei pensieri”, in cui il ruolo del master si distingue di poco da quello degli altri partecipanti al gioco, alleggerendo il carico di preparazione delle partite e realizzando una situazione di gioco molto meno asimmetrica, intensa narrativamente ma gestibile anche per persone che hanno poco tempo a disposizione.

Quindi una sera vi basta per giocarlo.

O anche una mattina. Infatti, i tre autori Iacopo Frigerio (autore di giochi e presidente dell’associazione culturale Coyote Press), Gabriela ‘Ela’ Rotoli e Corrado Buttinelli, del coordinamento “Pena di Morte” di Amnesty International Italia) lo hanno pensato anche in funzione didattica, per le scuole superiori, per offrire la possibilità di immedesimarsi e sperimentare, in una situazione protetta che è quella offerta dalla mimicry del gioco, posizioni vicine e lontane, comode e meno comode, come sono quelle dei 4 “personaggi” richiesti dal gioco (che prevede 3 o 4 giocatori): il condannato, chi è favorevole alla pena di morte, chi è contrario, e, opzionale, il cronista. 4 posizioni tutte scomode. Se non per altro, per la propria coscienza.

Naturalmente il meccanismo della narrazione collettiva farà il resto.

“Gioco da molti anni – ha raccontato Ela – e così quando è nata la possibilità di realizzare questo progetto, come Amnesty siamo stati entusiasti”.

“Per far comprendere la realtà della pena di morte nel mondo, dagli Stati Uniti dove essa è un evento pubblico a Paesi dove la sua pratica è segreta, come la Biellorussia o la Cina  – ha aggiunto Corrado – mi sono occupato di aggiungere alcuni ‘ritratti‘ al libro (che ha anche una pagina dedicata alle risorse didattiche, ndC): profili biografici di persone vere, come la condannata a morte in Iran Sakineh Mohammadi Ashtiani, o il giudice cattolico ultraconservatore americano Antonin Scalia, o ancora il fondatore di Amnesty International Peter Benenson“.

C’è una luce, che veglia sul gioco, nascosta da qualche parte nella stanza mentre va in scena il gioco del dramma giudiziario, vero o immaginario che sia.
Questa luce, questa candela, al termine del gioco potrebbe essere ancora accesa, oppure essersi spenta.
Solo allora, qualunque direzione abbia preso il dibattito che ha avuto luogo, saprete se ci potrò ancora essere una speranza, o se la pena di morte vi avrà già posto fine.

Rotoli, Buttinelli, Frigerio, Benedetto presentazione @LuccaGames; ph luccaindiretta.it

 

Grazie a Coyote Press per aver edito questo gioco, e a Laura Maino che ne ha coordinato la realizzazione. Le illustrazioni sono di Lorenzo De Luca

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