Cosa è un gioco?

Non abbiamo bisogno di persone di successo. Sigrid Loos and I. Perché (ci serve) giocare (bene)

“The plain fact is that the planet does not need more successful people.
But it does desperately need
more peacemakers, healers, restorers, storytellers,
and lovers of every kind.
It needs people who live well in their places.
It needs people of moral courage
willing to join the fight to make the world habitable and humane.
And these qualities have little to do with success as we have defined it.”
David W. Orr, docente, scrittore, ambientalista

Un anno fa esatto consegnavo un lavoro fatto sui testi di Sigrid Loos, animatrice, ricercatrice, pedagogista e una delle poche in Italia a sperimentare e portare avanti un concetto di gioco che, oggi, appare del tutto dimenticato proprio nell’epoca della (e anche a causa della) gamification più spietata e pervasiva. Il concetto di gioco cooperativo.

Immersi in una crisi valoriale, viviamo chiusi in schemi sociali (e social) claustrofobici e frustranti. La realtà, e in particolare i rapporti umani, perdono di significato.

Il problema non è il conflitto, ma la violenza che è di per sé negazione del conflitto. Come scriveva Daniele Novara nel 1989, sublimare l’aggressività non è scegliere la pace ma solo “non dare fastidio a nessuno”. Promuovere una “pedagogia del conflitto” che sviluppa la capacità di negoziare anziché la violenza è una delle chiavi di educazione che il gioco cooperativo può offrirci, a tutte le età.

Il gioco cooperativo serve per imparare a stare insieme, perché negoziare è un’attività tutt’altro che semplice, tutt’altro che a portata di mano, e il gioco è uno degli strumenti migliori per impararla ed esercitarla.

Per andare a “scuola di negoziazione”, così, basta giocare. Ma giocare bene, e soprattutto “alla pari”. Attraverso il gioco cooperativo. Che porta ad un atteggiamento cooperativo. Che implica la negoziazione come strumento quotidiano di lavoro. E magari di vita.

Tutti aspirano a essere ricchi.
Ma non tutti lo diventano, solo qualcuno.
È impossibile perdere quando tutti aspirano a essere quel qualcuno
”.
È una frase tratta dal film “No: i giorni dell’arcobaleno” pronunciata dal titolare dell’agenzia pubblicitaria governativa che lavorava per la conferma ad altri 8 anni di mandato al generale Pinochet. Una frase che evidenzia il controllo sociale che ha creato il mito del “self made man”, dell’ “uomo di successo”.
Dove “uno su mille ce la fa”, ma gli altri restano milioni di nessuno.

Ecco perché non abbiamo bisogno di persone di successo. Perché ciascuna di loro necessita di molti nessuno.

L’unica risposta a un modello del genere, che si basa su un vuoto di relazione (amplificata nell’immenso labirinto dei social), è la relazione stessa. E una relazione ricca di affetto, significato e onestà.

Umana.

Con chi ci tende una mano, ci offre uno strumento, il suo sguardo, la sua attenzione, il suo tempo, la sua intelligenza, la sua umanità. Ci offre una chiave del mondo e ci incoraggia ad andare, capire, scoprire. È quello che si può realizzare appieno in un rapporto di formazione, piccoli o grandi che siamo.

Conoscersi è importante, perché non c’è relazione senza reciproca conoscenza e fiducia. E la fiducia si sviluppa mettendosi in gioco. Ma non solo per modo di dire.

Ecco perché ho voluto conoscere Sigrid Loos. Ecco perché Andrea Angiolino me l’ha fatta conoscere. E Romina Nesti ha benedetto il lavoro. E Giada Buchignani, Giuliana Petrini e Mirella Cervetti mi hanno aiutato. Sono grata a tutti voi, ma soprattutto ai bambini (anche quelli cresciuti) con cui ho giocato, gioco e giocherò. ❤
Nei prossimi giorni pubblicherò alcuni estratti della lunga intervista fatta a Sigrid sul suo lavoro, argomento per argomento. Per chi, nonostante tutto, non si ferma alla superficie… del gioco.

@annabenelu

3 risposte »

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