Lucca Comics and Games

Hokusai, il manga e la tradizione giapponese punta di diamante dell’ultimo Lucca Comics and Games [foto]

Una delle punte di diamante dell’edizione 2019 di Lucca Comics and Games è sicuramente stata la mostra ‘Hokusai – Dalla tradizione al Manga’, allestita al Palazzo dell’Illustrazione in piazza San Martino.

Curata da Paolo Linetti, direttore del Museo di arte orientale ‘Mazzocchi’, ha portato a Lucca l’Onda di Hokusai, punto centrale, cuore pulsante, dell’intera mostra. Dall’Onda si parte. All’Onda si ritorna. Sempre e comunque.

Preziose sono le spiegazioni che accompagnano la visita e che fanno comprendere più e meglio alcuni particolari che, diversamente, sono esplicati perfettamente nei pannelli che accompagnano l’esposizione. Ma certo, sentirne parlare Paolo Linetti la rende ancora più interessante.

Ad esempio, visitando la mostra, si apprende che alcuni dipinti della tradizione giapponese, quelli che tutti abbiamo in mente quando pensiamo alla pittura del Paese del Sol Levante, rappresentano attori del Teatro Kabuki all’opera. Direte: interessante ma cosa c’entra con il manga e con il mondo dei cartoni animati? Beh, come fa vedere Linetti durante la visita, gli attori Kabuki, nei dipinti in mostra, stanno muovendosi esattamente come Daitarn 3, quando chiama a sé il potere del sole.

E che dire delle principesse guerriere (la Principessa Zaffiro su tutte)? E’ qualcosa che nel mondo occidentale non esisteva proprio, ma che, invece, in Giappone poggia le sue origini fin dal medioevo, come dimostrano altri dipinti in mostra.

Una curiosità in una teca è rappresentata da una statuina che raffigura due personaggi, un uomo e una donna, e la donna posa la mano sulla spalla dell’uomo. Un atteggiamento che, come spiega bene Linetti, è particolare: la donna, nella tradizione nipponica, non può permettersi questa familiarità se non è un fantasma o un demone. E come capire chi dei due rappresenti la donna raffigurata dalla porcellana? Dal mantello che indossa la donna, dove è raffigurato un ragno e che fa ritenere all’esperto di essere di fronte a un demone che, sotto le mentite spoglie di una donna, ha appena catturato la sua ‘preda’.

Ma, nel corso della visita, si vedono anche le prime pubblicazioni rivolte ai giovani, i primi ‘manga’, insomma. Già, ma per quale motivo si chiamano ‘manga’? La ‘colpa’ è proprio di Hokusai, che chiamò così alcune sue particolari pubblicazioni e, quindi, se il nome era andato bene per il Maestro, poteva essere esteso anche alle pubblicazioni in questione, che, per come erano concepite, in qualche modo ricordavano quelle di Hokusai.

Tornando all’Onda esposta nella sala centrale, sono tante le cose che si apprendono: che si ‘legge’ da destra verso sinistra, che i marinai che si vedono nelle barche sono oramai rassegnati alla morte che li attende a causa di quell’onda che sta per arrivare su di loro, che il Monte Fuji che si vede sullo sfondo, appare piccolo e lontano, come a significare che la salvezza è lontana e fuori dalla portata dei marinai, che nell’onda stessa si ravvede il muso di un drago, creatura fortemente simbolica nella tradizione giapponese e orientale in generale.

Questi sono solo alcuni esempi di quanto può essere nascosto in questa grande opera, ma non si possono svelare tutti, anche perché chi non avesse visto la mostra a Lucca, potrà comunque approfittare di futuri allestimenti in altre città.

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