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E se l’errore NON fosse uno sbaglio? Francesca Corrado, fondatrice della prima Scuola di Fallimento

Cosa significa errore? E cosa si intende con la parola fallimento? Ed è possibile celebrare il fallimento in un mondo che ci vuole persone/aziende di successo? 

Ce lo spiega Francesca Corrado, fondatrice della prima “Scuola di Fallimento”, economista ricercatrice e formatrice, presidente di PlayRes, direttrice di GioNa (associazione nazionale delle Città in Gioco).

“Ogni sistema complesso è caratterizzato da incertezza, disordine, imprevedibilità e l’errore ne è parte integrante, naturale e necessaria perché fonte di informazione, di conoscenza e di apprendimentoci ha spiegato allo scorso Play Festival del gioco di Modena, allo stand Play Research (PlayRes) -. La scienza conferma però che senza un approccio metodico sapere che sbagliando si impara non porta da nessuna parte, per cui ci ritroveremo a fare gli stessi errori e a vivere le stesse frustranti situazioni”.

Come si fa ad analizzare e condividere gli errori? E come i fallimenti possono essere fonte di apprendimento, creatività e innovazione? E soprattutto, come ti è venuta questa idea della Scuola di Fallimento?

“Di base sono economista ricercatrice – racconta -, con un dottorato ricerca fra Italia, Francia e Stati Uniti. Con l’esperienza maturata in un scuola di business in USA, dove gli studenti erano imprenditori, ho maturato l’idea che diventare consulente potesse essere meglio della carriera accademica e ho dato vita ad una startup.”

“All’inizio del 2012, Andrea Ligabue (direttore culturale di Play, ndA) chiese all’ateneo di Modena se qualcuno volesse partecipare a Play, e quell’anno dissi sì in quanto appassionata di videogiochi. Quello che doveva essere un intervento di 15 minuti è diventato un vero e proprio evento: la Tavola Esagonale su gioco e benessere, che è proseguita negli anni raggiungendo, questo, la sesta edizione. Abbiamo così iniziato una collaborazione continua sul tema del gioco fino a che nel 2015 ho avuto una rivoluzione nella mia vita: la mia società liquidata, niente più fidanzato né casa. Ho iniziato a dare le colpe a tutti senza guardare me, chiedendomi perché mi fosse successo tutto a me, tutto insieme”.

Così si è avviato il cambiamento. “Non avendo più una casa – prosegue – sono tornata nella mia città di origine in Calabria e questo mi ha riavvicinato alla mia famiglia e a mio padre in particolare, malato di Alzheimer. Ed è stato l’inizio della rinascita”.

“Non avevo più un lavoro e mi sono data come obiettivo aiutare mio padre e mia madre. Più andavo avanti e più mi rendevo conto che chi si prende cura del malato continua a fare gli stessi errori pur comprendendo che li sta facendo. Ho così iniziato a leggere molta neuroscienza, avvicinandomi al tema del funzionamento della mente. E ho iniziato a rimettere in discussione me stessa, capendo che dovevo accettare le cose che non potevo cambiare, anche i fallimenti, leggendoli in una prospettiva diversa e cercando di capire i miei errori, che erano sempre gli stessi: prendevo scelte che sapevo sbagliate e le ripetevo”.

“La persistenza irrazionale degli individui l’ha studiata lo psicologo Daniel Kahneman ed è legata a ragioni emotive, all’idea che hai di te stesso e alla necessità della stima degli altri. A contatto con l’Alzheimer avevo trovato che l’unico modo per dialogare con mio padre, che non mi riconosceva più, era cercare un altro approccio, un altro canale, e l’avevo trovato con l’uso delle carte. Così, in contattato con l’associazione di Laura Guidi che si occupa di giochi per malati di Alzheimer non solo come possibilità di allenamento memoria ma anche indicazione di un errore del cervello. E ci ho lavorato su”.

“Rientrata a Modena, ho deciso di festeggiare i miei fallimenti con una vera e propria festa con i miei amici. Da lì o dato vita a Play Res, mettendo in circolo quello che avevo ricevuto, soprattutto da mio padre, in aiuto agli altri, utilizzando quel che mi era stato utile a me”.

“Il festeggiamento è stato un gesto chiave perché celebrando si attiva un meccanismo del cervello che sblocca qualcosa. Il festeggiamento è un momento chiave perché serve a prendere consapevolezza e a riacquisire fiducia in sé stessi e a condivide in modo non tragico i propri errori. Il problema dell’errore è tenersi tutto dentro, e la non condivisione genera contrazione. Ma  è solo condividendo gli errori che si progredisce, e questo ha anche un senso evolutivo. Dal 2015 al 2017 ho lavorato per strutturare in maniera più formale questa idea e da lì nata scuola di fallimento che si basa su:

  • necessità della percezione soggettiva degli errori, che nascono dal tentativo i essere sempre perfetti; nessuno di noi è perfetto ma siamo tutti perfettibili, quindi migliorabili rispetto al giorno prima: sapere dove sei rispetto al concetto di perfezione è essenziale
  • analisi: sapere che sbagliando si impara non è utile, se non nel breve periodo, e ce lo dice la scienza, perché nel cervello non scatta niente finché non analizzi gli errori. Che significa? Consapevolezza di sé, motivazioni dell’errore, capire quali bias cognitivi, che abbiamo in quanto esseri umani, ci portano a errori sistematici. Non possiamo cambiare ma accettare e capire come funziona. Studiando i nostri bias mi sono resa conto dei miei limiti. Quando ero piccola avevo il bias della riottanza: dire sempre no. Nei bambini, è un’affermazione di libertà. Se mia madre l’avesse saputo, si sarebbe comportata diversamente. Poi ci sono i bias della pianificazione, dell’ottimismo… tanti errori sistematici che ci portano al fallimenti. Il fallimento è il punto finale di una serie di errori. Diventa importante capire dove siamo prima di arrivare lì. Per questo nella scuola c’è una parte di consapevolezza e sdrammatizzazione che si mette proprio in scena con drammatizzazione, e poi c’è la fiducia: anche se raggiungi il successo, esso ha insito errori e fallimenti. La linea della vita non è retta ma sinusoidale”.

“La vita individuale è un sistema complesso e l’errore è connaturato, mentre noi lo viviamo come un fatto straordinario. Un brutto voto, un divorzio, un licenziamento, li viviamo come deviazioni ed elementi tragici, catastrofici, mentre l’errore è connaturato perché necessario, ed è il modo più propriamente umano per apprendere. È chiaro e socialmente accettato quando siamo bambini, mentre dopo diventa uno stigma sociale”.

“Prendi la sindrome dell’anatra: è il temine coniato in USA per la tendenza che hanno i giovani nel darsi obiettivi superiori della loro capacità senza una pianificazione consapevole dei rischi. Negli studenti c’è così un alto tasso di consumo di sostanze psicotrope, anche farmaci, per reggere l’ansia da prestazione. Il riferimento all’anatra è perché questo animale in superficie ci appare tranquillo, ma sotto il pelo dell’acqua muove continuamente e convulsamente le zampe per rimanere a galla.”

Ecco: non fate le anatre!

Come è organizzata e come funziona la scuola di fallimento?
Lo potete leggere qui: Scuola di fallimento brochure
e qui potete conoscere le loro attività.

@annabenelu

Per quest0 articolo e per la bellezza del dialogo accrescente e dell’intesa ludica, ringrazio di cuore all’amico e gamer di vecchia scuola e vecchia data, Alle Alberghini >^_^<

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