Cosa è un gioco?

Renato Genovese: come D&D ha fatto nascere il più grande festival di giochi e fumetti d’Europa

I giochi di ruolo, si sa, scatenano grandi potenzialità. Nel mondo sottile, prima di tutto. E alcune divengono realtà, arrivando fino a  questo piano esistenziale.

Per il nostro spazio di mumblemumble sul gioco, ecco le nostre gattoniche due domande a* creat* di mondi e a* avventurier* che incontriamo.

L’abbiamo chiesto a Renato Genovese, fondatore di Lucca Games (1993), dal 2000 al 2016 direttore di Lucca Comics & Games, critico, storico e autore di saggistica sulla cultura del Fumetto e sulla Comunicazione per immagini, tra cui “L’avventurosa storia del fumetto italiano – Quarant’anni di Fumetti nelle voci dei Protagonisti”, per Castelvecchi (2010), e di “51 Storie sugli Indiani d’America”, nel 2017, per Little Nemo Art.

  • Qual è il tuo gioco preferito?

Al di là dei giochi da tavolo cui sono legato perché hanno fatto parte della mia vita da giovane, è nel 1988 che ho incontrato il mio gioco preferito. Fu quando mi dimisi da “Immagine” (Ente Culturale Immagine – Centro di Studi Iconografici, ndA) che gestiva il Salone dei Comics, e per 4 anni sono stato completamente fuori da questo mondo.
Ero lettore di fantasy e mi sono avvicinato così, da adulto, a D&D. Ed è a quel regolamento e a quel gioco che sono rimasto legato. Fare una partita in cui ti dimentichi realmente chi sei, ti segna profondamente

Un gioco da tavolo può essere avvincente, ma sei sempre tu a controllare cosa accade. La parte di immedesimazione nel personaggio che è propria dei giochi di ruolo, che ha degli aspetti imprevedibili, è stata una scoperta.

  • Cosa ha fatto per te il gioco?

Nella mia stanza profonda c’era un master che ho amato moltissimo, Taglioli, che riusciva con grande capacità immaginativa a inserire elementi sia del territorio in cui vivevamo, sia del nostro immaginario anche cinematografico. E io mi sono trovato coinvolto in quel turbinio all’età di 39 anni.

E’ da da lì che è nato Lucca Games.

Ho avuto così questa fortuna, di poter avere immaginazione da dare alla mia capacità organizzativa. L’abbandonarmi è rimasto nella sfera del gioco mentre ho sempre tenuto i piedi per terra, tanto che sono sempre stato, e sono tutt’ora, cauto nel festeggiare i successi. Naturalmente, non ho fatto tutto questo da solo, e di molte cose si è occupato chi era con me, come Beniamino Sidoti.

 

@annabenelu

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